Il Coraggio di Essere Mamma

Il Coraggio di Essere Mamma

Qual è il momento più bello della tua vita?

Intanto rispondo io: ce ne sono tanti, ma in cima alla vetta c’è il momento in cui ho preso in braccio i miei figli appena nati e sono entrata nel mondo dell’essere mamma. Ricordo per entrambi ogni istante, ogni emozione, ogni battito del cuore. È il momento dell’incontro dopo tanta attesa, sogni aspettative, paure. Già paure. Il pensiero va a tutte quelle mamme che oggi sono in dolce attesa o hanno partorito da poco. Chissà quanti timori in più rispetto al tempo in cui ho partorito io.

Mamme coraggiose, che sfidano ogni annuncio di sventura e accolgono la vita.

Ecco, pensando a loro, a te,  ho strutturato un percorso che possa essere di supporto o di aiuto.

Nel mondo c’è bisogno di atti coraggiosi, di gente matura che affronta le difficoltà con determinazione e fermezza, con lo sguardo al sole che sorge e illumina la vita, in poche parole di persone che sappiano davvero accogliere la capacità di amare.

Alle volte si vacilla, si hanno dubbi, domande, perplessità sulla propria libertà interiore, oppure ci sono ferite che ancora sanguinano e il timore che possano influire negativamente sul tuo essere mamma emerge e crea tensione.

Mi rivolgo allora a te se sei una di quelle mamme che sono in ricerca e desiderano il bene per il proprio figlio in maniera concreta, che desiderano conoscere la giusta prospettiva affinché tutto l’amore che provano non sia inquinato da paure e timori.

L’attaccamento sicuro

Una delle gioie più grandi è quella di vedere il proprio figlio/a giocare anche da solo/a, che magari piange se non ti vede più, ma manifesta la gioia più grande ogni volta che riappari. Il bambino che sa stare da solo, piangere per il distacco, accogliere la presenza di un’altra persona senza grossi problemi. Quello che ti permette di poter rientrare al lavoro senza gropponi in gola o oppressa dai sensi di colpa. Già ma come ci si arriva o cosa si può fare se si vive qualcosa di diverso?

Ci sono diversi metodi, intanto ti dico qualcosa che puoi fare tranquillamente per conto tuo.

In dialogo con il tuo bambino

Inizia a vedere i tuoi sogni, le tue fantasie rispetto al bambino che deve nascere o che è già nato. Una delle teorie psicologiche che cura l’ambito della maternità sostiene che il tempo dell’attesa deve essere uno spazio in cui la mamma riempie di “contenuto” la vita del bambino.

Voglio raccontare la mia esperienza al riguardo: quando ho proposto il nome di mia figlia. Era un fine giugno caldissimo e uscire a Roma durante il giorno era impossibile al settimo mese di gravidanza, per cui passavo le ore tra cucire il corredino, leggere e guardare la televisione. Alla TV fecero un film su San Francesco e Santa Chiara. La figura di Santa Chiara era straordinaria. Luminosa, semplice, gentile, i suoi sorrisi radiosi. Una persona capace di accogliere la sofferenza dell’altro con tenerezza, non si scandalizzava davanti al male agendo con fermezza e determinazione.

Rimasi incantata da quelle immagini di giovane donna e con tutto il cuore desiderai che mia figlia avesse le stesse caratteristiche. Le parlai dolcemente carezzandomi la pancia e le proposi il nome Chiara e le raccontai di tutti i doni che chiedevo per lei.  Dal movimento della pancia ho letto un SI. Il padre fu d’accordo sul nome e così ho finito il mio tempo di gravidanza con quest’immagine nella mente e nel cuore.

Modelli interiorizzati

Chiara è stata una bambina meravigliosa e gioiosa sviluppando quello che viene definito un attaccamento sicuro. Con la formazione che ho intrapreso in seguito ho capito che quell’immagine mi ha aiutata a fare inconsapevolmente una cosa: non ho dato forza alle rappresentazioni materne negative che mi portavo dentro. Non volevo essere madre come mia madre, o almeno non in tutto. Non volevo essere madre come mia nonna era stata con mia madre. Non volevo essere madre come mia suocera.

Avevo 23 anni, sposata da uno e nessuna formazione al riguardo. All’epoca si dava per scontato che essere mamma era la cosa più naturale del mondo. Riguardando quel momento oggi mi dico che il mio desiderio profondo era mettere al mondo una persona “libera” e cercavo, inconsapevolmente, modelli e immagini per riempire di “contenuto” quella nuova vita ma soprattutto la nostra relazione. Quel periodo di gran caldo mi ha permesso di stare sola con mia figlia, di essere con lei, di parlarle, di ascoltare musica, di accarezzarla e immaginare il suo volto. Ho costruito giorno per giorno la mia relazione con lei.

Rappresentazioni materne

Oggi so che quel tempo è stato un tempo magico, speciale. A 23 anni non si può sapere come essere mamma:

  • da una parte ci sono tutte le ferite di relazioni sbilanciate, inquinate da eventi, traumi, lutti non elaborati;
  • dall’altra il desiderio di essere diversa, migliore, di controbilanciare ciò che non hai ricevuto;
  • poi ci sono le paure di ciò che sarà, delle proprie capacità di farcela;
  • ultimo e non certo perché meno importante, il timore di “perdere” una parte importante di sé.

Mentre preparavo il corredino, lo spazio per l’accoglienza, ho visto l’ecografia e sentito il suo cuore, si muoveva dentro di me un mondo di emozioni. La gravidanza è un viaggio, un percorso che prepara il terreno a ciò che sarà la relazione con il tuo bambino.

Inconsapevolmente ho fatto una cosa sana. Ho creato una nuova immagine, ho trovato nel modello di Santa Chiara le doti, le qualità, le risorse che desideravo per mia figlia e l’ho condiviso con lei essendo certa che lei mi capisse. Ho messo a fuoco qualcosa che integrava il vecchio con il nuovo e dava l’impronta.

Tua madre, le tue nonne, tua suocera: modelli interiorizzati e rappresentazioni che possono essere negative o positive (dal tuo punto di vista) per come si è sviluppata la loro modalità di vivere la maternità. Immagino che tu voglia diventare mamma guardando tua figlia. Inizia dal costruire la relazione con lui/lei.

Aspettative materne e influenze generazionali

Partire da un’immagine ideale ti permette di comprendere il percorso e di centrare lo sguardo sulla qualità della relazione, sull’attenzione alle risorse del tuo bambino. Nulla di rigido da dover raggiungere a tutti i costi. Le aspettative devono avere la funzione di permettere allo sguardo di alzarsi e non focalizzarsi su ciò che non ha funzionato nella propria vita. Sono sane se aprono all’accoglienza di ciò che realmente è l’altro.

Come fai a sapere se sono le aspettative giuste? Non esiste in questo campo il “giusto” o lo “sbagliato”. Ci sono aspettative e modelli che nascono per opposizione, per compensazione, per risanare le proprie ferite. Nascono naturalmente nel nostro cuore e ne abbiamo bisogno. Alcune aiutano il tuo essere mamma altre lo ostacolano, magari però ti aiutano a prenderti cura di te. Le aspettative hanno una funzione strumentale e come tali non devono essere rigide e chiuse. L’immagine ti aiuta a costruire la relazione, non è l’obiettivo da raggiungere.

Del pericolo te ne accorgi quando sei irritata, delusa, perché tuo figlio/a non è come vorresti. Non risponde ai tuoi desideri e alla tua guida: magari re-agisce diversamente, urla il suo dolore, reclama la tua attenzione, non riesce a dormire serenamente. E’ probabile che ti sta indicando il disagio di una relazione inquinata. Non è colpa tua, ma solo tu puoi comprendere come uscirne. Solo tu puoi sapere cosa devi lasciare andare per ricentrare l’obiettivo.

Il rischio grande di fissare l’immagine come obiettivo è che il tuo bambino, che desidera essere amato da te ad ogni costo, entri nel ruolo o nell’aspettativa che tu ami e non viva più per ciò per cui è nato, quanto per essere degno del tuo amore. Cerca di essere ciò che tu sogni per lui, ma questo è un pericolo che genera sofferenza ad entrambi.

Conclusione

Quando con il secondo figlio ho avuto problemi mi sentivo sempre ripetere che dovevo cambiare io il mio modo di stare con lui. Mi arrabbiavo, mi sentivo frustrata, sommersa dai sensi di colpa senza capire. Cambiare come? Cambiare cosa? Nessuno era in grado di darmi una risposta e per quanto cercassi dentro di me non riuscivo a trovarla. Se per la prima figlia lo spazio del silenzio e dell’attesa avevano permesso un’inconsapevole sana visione, la vita concreta successiva aveva fatto riemergere le mie parti non integrate, le mie aspettative e sogni di compensazione. Ero abbarbicata alle mie paure, legata agli eventi del passato che avevano ripreso potere nella mia vita e inquinavano le relazioni. Non riuscivo a lasciare andare e non trovavo nessuno che comprendesse e mi sapesse indicare la strada.

Studiando e lavorando con le influenze generazionali, l’aspetto nocivo di impostazioni e modelli che abbiamo interiorizzato, ho elaborato un percorso di aiuto alle nuove mamme. Alle mamme che desiderano vivere in maniera sana la relazione con il proprio bambino e non sanno come fare. Non sanno dove guardare e quali sono i passi giusti.

Essere madri è la cosa più bella del mondo e lo si può essere in tanti modi. Essere madri è generare vita, vita e non paura di vivere, vita e non timore di esistere, vita e coraggio di lasciare andare ciò che non deve essere più trattenuto. Si può essere madri e restare donne.

Brunella